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martedì 23 marzo 2021

APPUNTAMENTI DIOCESANI PER I GIOVANI



 

Sabato 27 marzo
La GMG diocesana è stata spostata dal Papa nella giornata di Cristo Re, a novembre.


La veglia diocesana delle Palme si terrà comunque in Cattedrale in presenza, su invito. Per partecipare ogni Zona Pastorale dovrà fare riferimento al proprio presidente o moderatore; gli appartenente ad associazioni e movimenti devono fare riferimento ai propri referenti diocesani.
Sarà possibile seguire la diretta dal canale YouTube di 12 Porte.


Sabato 3 aprile - dalle 12.30 alle 13.30
Momento per i giovani di dialogo e confronto col Vescovo Matteo.
Sarà possibile partecipare attivamente al dialogo collegandosi al link di Zoom (https://zoom.us/j/92614230042?pwd=YVcxU0JqTWJ1RFJhUDFGWjU1c2pvZz09) oppure seguire attraverso il canale YouTube PG Bologna.

lunedì 15 febbraio 2021

ETTY HILLESUM (1914-1943) Pensieri dai Diari (incontro gruppi delle superiori 4 P)

 



Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e “lavorare sé stessi” non è proprio una forma di individualismo malaticcio. Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo»

Bene, io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Ora lo so. Non darò più fastidio con le mie paure, ma sarò amareggiata se altri non capiranno cos’è in gioco per noi ebrei. Una sicurezza non sarà corrosa o indebolita dall’altra. Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato, anche se non ho quasi più il coraggio di dirlo quando mi trovo in compagnia (…). Ho il dovere di vivere nel modo migliore e con la massima convinzione, sino all’ultimo respiro” 

Probabilmente è di lì che mi viene questa serenità, questa pace interiore: dalla coscienza di sapermela cavare da sola ogni volta, dalla constatazione che il mio cuore non s’inaridisce per l’amarezza, che i momenti di più profonda tristezza e persino di disperazione, mi lasciano tracce positive, mi rendono più forte”.

pomeriggio, le quattro e un quarto. Il sole illumina questa veranda e un vento lieve accarezza il gelsomino. Vedi dunque, un altro giorno è appena cominciato per me – quanti ne sono trascorsi da stamattina alle 7? Indugio ancora 10 minuti nell’osservare il gelsomino e poi, sulla bicicletta che non ci è stata requisita, vado dal mio amico, che è presente nella mia vita da 16 mesi e mi sembra di conoscere da 1000 anni – anche se a volte mi appare in una luce così nuova e meravigliosa da togliermi il respiro. Sì, il gelsomino. Come è possibile, mio Dio, se ne sta là stretto tra le mura dei vicini e il garage, e vede davanti a sè il tetto piatto, scuro e fangoso del garage. In mezzo a quel grigio, spento color di melma è così radioso, così incontaminato, così esuberante e così delicato come una giovane sposa temeraria che si sia persa nei bassifondi. Qualcosa di assolutamente incomprensibile.
Del resto, non c’è alcuna necessità di capire. Si può benissimo credere nei Miracoli, in questo 20° secolo. Questo è un miracolo. E io credo in Dio, anche se tra poco in Polonia i pidocchi mi avranno divorata. Quel gelsomino, quel gelsomino mi fa restare senza parole. È da tempo che si trova là, ma comincia a farmi restare senza parole solo adesso.

Christien, apro a caso la Bibbia e trovo questo: ‚Il Signore è il mio alto ricetto‛. Sono seduta sul mio zaino nel mezzo di un affollato vagone merci. Papà, la mamma e Mischa sono alcuni vagoni più avanti. La partenza è giunta piuttosto inaspettata, malgrado tutto. Un ordine improvviso mandato appositamente per noi dall’Aia. Abbiamo lasciato il campo cantando, papà e mamma molto forti e calmi, così Mischa. Viaggeremo per tre giorni. Grazie per tutte le vostre buone cure. Alcuni amici rimasti a Westerbork scriveranno ancora a Amsterdam, forse avrai notizie? Anche dalla mia ultima lunga lettera? Arrivederci da noi quattro. Etty. 

“La vita è difficile, ma ciò non è grave. Dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà sa sé: e “lavorare a se stessi” non è proprio una forma d’individualismo malaticcio. Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso, se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore, se non è chiedere troppo”

BIOGRAFIA DI ETTY HILLESUM (incontro gruppi giovani delle superiori 4P)

 


 

Esther Hillesum, conosciuta col nome di Etty, nasce il 15 gennaio 1914 a Middelburg in Olanda, in una famiglia della borghesia intellettuale ebraica. Il padre, Levie (detto Louis), era un professore di lingue classiche e in seguito preside del liceo di Deventer, incarico che ricoprì fino al 1940, quando gli venne revocato a causa delle leggi razziali. La madre di Etty, Rebecca Bernstein (detta Riva) nacque a Potcheb, in Russia, nel 1881, ma nel 1907, travestita da soldato, si rifugiò in Olanda per scampare a un pogrom. Qui sposa Louis Hillesum: la coppia ebbe tre figli: Etty, Misha e Jaap, questi ultimi eccezionalmente dotati l'uno nel campo della musica, divenne un pianista di talento e l'altro nelle scienze, studiò medicina e durante la guerra lavorò, in qualità di medico, presso l'Ospedale israelitico di Amsterdam.

Nel 1926 Esther si iscrive al liceo classico di Deventer. Sei anni dopo si trasferisce ad Amsterdam, dove si laurea in giurisprudenza nel 1939. Si iscrive poi alla facoltà di lingue slave, impartisce lezioni di russo e si interessa anche agli studi di psicologia. Nel marzo 1937 Etty va ad abitare presso la casa di Hendrik Wegerif (detto Han), nella quale anche suo fratello Jaap aveva vissuto per un certo periodo. Etty si occupa della gestione della casa, lavoro per il quale riceve una paga da Hendrik, anziano vedovo cristiano padre di quattro figli. I rapporti tra Esther e quest'uomo presto si trasformano in una relazione sentimentale. Sarà proprio in quella casa che Etty inizierà a scrivere il suo Diario (dal marzo 1941) dove annota la sua trasformazione spirituale e le sue vicende umane prima del trasferimento al campo di Westerbork. Nel 1939 infatti il governo olandese, in accordo con la principale organizzazione ebraica presente in Olanda, decide di riunire lì i rifugiati ebrei, tedeschi o apolidi, che vivono nei Paesi Bassi, pensando ad una loro futura riemigrazione.
Il 10 maggio 1940 i tedeschi irrompono in Olanda: cinque giorni dopo la regina e il governo si rifugiano in Inghilterra.

Nel febbraio del 1941 avviene l'incontro più importante della vita di Etty: quello con lo psicanalista Julius Spier, allievo di Carl Gustav Jung e iniziatore della psicochirologia, la scienza che studia la psiche di una persona partendo dall'analisi delle mani. Ebreo tedesco fuggito da Berlino nel 1939, Spier tiene ad Amsterdam dei corsi serali durante i quali invita gli studenti a presentargli le persone che poi diventeranno oggetto del suo studio. Bernard Meylink, un giovane studente di biochimica che vive nella casa di Han, propone Etty. L'incontro con Spier è per Esther folgorante: decide subito di prendere un appuntamento privato con lui per cominciare una terapia. Diventa sua paziente e assistente, poi amante e compagna intellettuale, nonostante la notevole differenza di età (lei ha 27 anni e lui 54) e il fatto che entrambi siano già impegnati in una relazione.
Quest'incontro segnò il via all'evoluzione della sua sensibilità in direzione sempre più spirituale (sebbene laica e aconfessionale), come testimonia nel suo diario.

 Tra i mesi di maggio e giugno 1942 nei Paesi Bassi viene portata a compimento l'attuazione delle leggi di Norimberga, che vietano agli ebrei, tra le altre cose, di usare trasporti pubblici, telefonare, sposarsi con persone non ebree. Dalla radio giunge la notizia (riportata da Etty nel suo diario, in data 29 giugno) che in Polonia sono stati uccisi 700.000 ebrei. Etty prende coscienza del piano nazista: lo sterminio della popolazione ebraica. Il 1° luglio 1942 il campo di Westerbork passa sotto il comando tedesco, diventa luogo di raccolta e smistamento per gli ebrei prigionieri diretti ad Auschwitz. Il 16 luglio Etty viene assunta come dattilografa al Consiglio Ebraico di Amsterdam, sezione assistenza alle partenze. L’ incarico non le piace, e venuta a conoscenza della decisione, da parte del Consiglio Ebraico di Amsterdam, di aprire una sezione nel campo di Westerbork, fa richiesta di trasferimento. La sua domanda è accettata: il 30 luglio 1942 comincia a lavorare al dipartimento di aiuto sociale alle persone in transito. A Westerbork gode di una certa libertà, che le consente di mantenere contatti con l'esterno e di scrivere numerose lettere. Torna talvolta ad Amsterdam, e proprio durante uno dei suoi soggiorni nella capitale olandese le viene trovato un calcolo biliare, è perciò costretta a una lunga degenza presso l'ospedale israelitico.

Il 15 settembre 1942 Julius Spier muore per un tumore al polmone. Etty, che in quel momento si trova ad Amsterdam con lui, ha il permesso delle autorità tedesche di partecipare al funerale. Il 5 giugno 1943 Etty torna al campo di Westerbork: rifiuta l'aiuto che molti suoi amici le offrono per nasconderla e sfuggire così alla persecuzione nazista. Affida ad una amica, Maria Tuinzing, gli 11 quaderni del diario, chiedendole di darli allo scrittore Klaas Smelik per pubblicarli alla fine della guerra, qualora lei non dovesse tornare più. Nello stesso mese arrivano a Westerbork anche i suoi genitori e il fratello Mischa, arrestati durante una retata. A luglio le autorità tedesche decidono che metà dei membri del Consiglio Ebraico presenti nel campo di Westerbork. deve tornare ad Amsterdam, mentre gli altri devono rimanere perdendo però ogni libertà di circolazione e comunicazione. Etty decide di restare.

 Il 7 settembre 1943 la famiglia Hillesum sale su un treno diretto in Polonia. Durante il viaggio Etty riesce a gettare un biglietto indirizzato ad un'amica ed è l'ultimo scritto di Esther. Verrà ritrovato lungo la linea ferroviaria e spedito. I genitori di Esther muoiono qualche giorno dopo la partenza, non è chiaro se durante il tragitto o al loro arrivo uccisi in una camera a gas.

Etty muore ad Auschwitz il 30 novembre 1943. Stessa sorte per suo fratello Mischa, il 31 marzo 1944. Jaap Hillesum, deportato a Bergen Belsen nel febbraio 1944, muore il 27 gennaio 1945 sul treno che liberava i prigionieri del campo, vittima probabilmente di un’epidemia di tifo. Nell’autunno del 1943 vengono pubblicate clandestinamente ad Amsterdam due lettere che Etty aveva scritto dal campo nel dicembre 1942 e il 24 agosto 1943. Ma per la pubblicazione complessiva delle sue opere bisognerà aspettare molti anni: il Diario viene pubblicato per la prima volta in Olanda nel 1981 dall'editore Gaarlandt. E nel 1982 vengono pubblicate le Lettere scritte a Westerbork col titolo Il cuore pensante della baracca.



lunedì 8 febbraio 2021

PERCORSO FORMATIVO PER I GIOVANI DI DODICI MORELLI

 




PARROCCHIA SANTISSIMA TRINITA’ DI DODICI MORELLI

PASTORALE GIOVANILE

 

UN SENSO UMANO ALLA POLITICA

Politica, giovani, dottrina sociale della chiesa e altro

 

Dopo aver letto insieme ai giovani di Dodici Morelli la lettera che il Cardinal Zuppi ha scritto alla Costituzione, l’impressiona avuta dai partecipanti è quella di un messaggio molto alto, distante dalla realtà attuale. Ha colpito il senso di grande speranza presente nella generazione uscita dalla Seconda guerra mondiale, che li aveva animati ad unire le forze per la ricostruzione del Paese, andando al di là delle visioni parziali.

Oggi percepiamo una certa pesantezza, una mancanza di speranza, dovuta anche alla situazione venutasi a creare con il Coronavirus, ma non solo. Sentiamo la difficoltà a creare relazioni autentiche, anche semplicemente ad uscire di casa.

Accanto a questo c’è tutto il problema della difficoltà che percepiamo della relazione con persone che provengono da altri paesi, altre culture. Eppure, come ha sottolineato lo stesso Zuppi, facciamo parte di un Paese che ha vissuto diversi periodi di emigrazione di massa verso l’estero e che, di conseguenza, abbiamo già sperimentato che cosa voglia dire essere accolti bene o con diffidenza.

Ragionare sul senso della politica, sulla possibilità di realizzare scelte politiche di grande respiro, come appunto emerge dagli articoli della Costituzione, che tengano sempre presente la dignità di ogni persona e il senso di uguaglianza, ci sembra importante, anche pensando sia al presente che al futuro delle zone in cui viviamo.

Per compiere questo percorso con i giovani, ci troviamo ogni quindici giorni in oratorio a Dodici Morelli. Il prossimo incontro sarà Venerdì 19 febbraio alle ore 19.


Argomenti di questo percorso

1.     Un’esperienza concreta: la lotta alla corruzione politica del Movimento fede e politica di una città del Nordest del Brasile

2.     Un personaggio significativo in politica: Giuseppe Dossetti

3.     Un’ispirazione: la denuncia dei profeti d’Israele e la proposta di giustizia di Gesù

4.     Cenni di storia: Come nasce e si sviluppa la corruzione in Italia

5.     Corruzione politica e mafia (Roberto Saviano)

6.     La dottrina sociale della Chiesa sul tema della politica

 

Alcuni testi di riferimento:

CHOMSCHY, N., Chi sono i padroni del mondo, Milano, Ponte alle Grazie, 2016.

CUGINI P., Rivoluzione. Quando il Vangelo sposta le montagne, EMI, Bologna 2014.

DOSSETTI, G., I valori della Costituzione, Reggio Emilia, San Lorenzo, 1995.

SAVIANO, R., Gridalo, Milano-Firenze, Bompiani, 2020.

TRIGLIA, C., Politica e corruzione. Pariti e reti di affari da Tangentopoli a oggi, Donzelli 2017.


PERCORSO FORMATIVO PER I GIOVANI DI PALATA PEPOLI

 




PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA DI PALATA PEPOLI

PASTORALE GIOVANILE

 

VENIAMO DA ADAMO ED EVA?

Come la Chiesa interpreta la Sacra Scrittura

 

Negli incontri che stiamo realizzando con i giovani è emersa l’esigenza di approfondire nei prossimi incontri, il modo in cui la Chiesa interpreta la Bibbia.

La Sacra Scrittura è un testo complesso, scritto da tante mani, da autori che per lo più sono sconosciuti e in periodi storici molto lontani dai nostri, in contesti culturali che ormai non esistono più. L’impressione che si ha, prendendo in mano il testo biblico, soprattutto i passi dell’Antico Testamento, è che si tratta di un materiale che ha poco da dire alla generazione attuale, soprattutto a dei giovani.

Molti giovani, dopo aver trascorso gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza negli ambienti parrocchiali, abbandonano la Chiesa perché non ne possono più di sentire delle favole, di partecipare a riti che non dicono più nulla alla loro vita. La domanda che emerge è la seguente: ma la Bibbia davvero non ha più nulla da dire alle persone oggi?

L’idea di questo percorso, indicato proprio dai giovani, consiste nel tentare di capire in che modo il testo biblico può ancora parlare a noi oggi, soprattutto nel Nuovo Testamento dove troviamo la proposta di Gesù. Lo faremo sia utilizzando la Bibbia che i documenti che la Chiesa ha scritto in questi ultimi decenni, in cui ha indicato alcune chiavi interpretative.

Gli incontri sono quindicinali. Il prossimo sarà Domenica 21 febbraio alle ore 19 in canonica.


Testi di riferimento:

BIBBIA (se possibile quella di Gerusalemme)

DOCUMENTO DEI VERBUM (Concilio Vaticano II, 1965): http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html

L’INTERPRETAZIONE DELLA BIBBIA NELLA CHIESA (Pontificia Commissione Biblica, 1993):

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/pcb_documents/rc_con_cfaith_doc_19930415_interpretazione_it.html


lunedì 11 gennaio 2021

PERCHE AI GIOVANI NON PIACE LA MESSA? RIFLESSIONI PASTORALI

 



 

Paolo Cugini

 

Ho incontrato in queste prime settimane di accompagnamento pastorale delle quattro parrocchie a me affidate, vari gruppi del post cresima e anche giovani ventenni. Mi ha molto colpito la loro disaffezione alla messa. L’altro giorno una mamma mi chiedeva alcuni consigli per convincere suo figlio adolescente ad andare a messa. Il problema non è di facile soluzione e pone interrogativi sia sul modo d’intendere la messa, sia sul percorso di formazione religiosa da compiere con gli adolescenti.

 

La messa, nell’educazione religiosa dei bambini, è spesso e volentieri rivestita di una serie di ricatti morali che gli adolescenti non accettano più. I genitori obbligano i propri figli ad andare a messa. Quante volte assistiamo alla pessima scena dei genitori, o di uno dei due, che arriva in macchina davanti alla chiesa e “scarica” letteralmente il proprio figlio per andare alla messa. È chiaro che, se la messa è presentata tra le pareti di casa come un dovere, un obbligo legato alla possibilità poi di ricevere i sacramenti, terminato l’itinerario obbligatorio termina anche la frequenza alla messa. Non è il contenuto che è rifiutato, ma le motivazioni esterne per “convincere” i figli a frequentare le messe domenicali. Un genitore trasmette contenuti e valori ai propri figli molto più con i gesti che con le parole. Se scarica il proprio figlio alla domenica davanti alla chiesa quel genitore sta comunicando che per lui la messa non vale nulla. E così il figlio che per anni è stato scaricato davanti alla chiesa, appena potrà non metterà più piede in quello spazio. Sappiamo bene che questo fenomeno avviene non solo per i ragazzi di genitori non credenti, ma anche di genitori assidui alla Chiesa. In questo caso la situazione è ancora più pesante perché si riveste di sensi di colpa. Se, infatti, i genitori non credenti se ne infischiano se i propri figli, dopo aver ricevuto il sacramento della cresima, non frequentano più la parrocchia, ben differente è la situazione dei genitori credenti, che non si danno pace quando i propri figli cominciano manifestare segni d’insofferenza con il mondo religioso. 

 

Il problema del rapporto trai ragazzi e i riti religiosi va ricercato più a monte. La proposta religiosa esige la libertà. Quando Gesù chiamava i suoi discepoli proponeva un cammino con un messaggio e non obbligava nessuno. Non si può legare, oggi più che mai, la proposta del Vangelo con il percorso scolastico. Non si può obbligare nessuno a credere in Dio, tanto meno un bambino o un giovane. Questo a mio avviso è il centro del colossale paradosso religioso che la nostra epoca sta vivendo. La psicologia della religione ci insegna che il bambino è predisposto a cogliere Dio nella propria vita. Anche la filosofia della religione ci insegna che l’uomo e la donna sono ontologicamente religiosi. Se negli adolescenti sorge un dissapore con la chiesa e un’opposizione a Dio, ciò va cercato nel modo di comunicarlo. Sembra che ce la stiamo mettendo tutta per distruggere il naturale sentimento religioso dei ragazzi. Il dato drammatico è che coloro che stanno compiendo questa operazione scellerata siamo proprio noi che crediamo in Dio.  Se, ad un certo punto del cammino, Dio non è colto più come amore, come necessità intrinseca, ma come una cosa pesa e inutile, significa che qualcosa non è funzionato nel modo di accompagnare i bambini nel mistero di Dio.



Negli spazi parrocchiali, nei quali dovrebbe avvenire l’accompagnamento ai percorsi di fede a tutti i livelli, stiamo impartendo un insegnamento forzato, sapendo che (le statistiche ce lo ricordano tutti i giorni), terminato il cammino dell’iniziazione cristiana la stragrande maggioranza non metterà più piede in chiesa. Se questo modello catechistico poteva funzionare nei decenni passati, oggi non funziona più. La domanda che emerge immediatamente è la seguente: se lo sappiamo perché continuiamo a farlo? Se da decenni sappiamo che i ragazzi terminata la Cresima abbandoneranno la chiesa, perché continuiamo a proporre la proposta di Gesù in questo modo? Non sarebbe meglio cambiare modalità? Ci vuole così tanto a capire che è l’ora di cambiare? 

 

 Se siamo convinti che l’epoca della cristianità è finita, allora bisogna accompagnare questa presa di coscienza con scelte pastorali all’altezza dei tempi. Se dei genitori non credenti si sentono in dovere di costringere i loro figli a partecipare della messa domenicale e dei percorsi di catechesi, è perché la fede più che essere una risposta personale ad un appello, è un fenomeno collettivo, sociale. E allora, pur di far sentire i propri figli socialmente “normali”, i genitori non credenti o agnostici o indifferenti, si sottopongono a sette/otto anni di lavori forzati accompagnando i propri figli nei perimetri ecclesiali. Fino a quando i preti, i catechisti saranno costretti a perdere tempo per sorreggere questa barca di carta che fa acqua da tutte le parti? Fino a quando le parrocchie dovranno continuare ad offrire i servizi educativi più disparati pur di attrarre nei propri perimetri i ragazzi, che entrano in questi benedetti perimetri a fare tutto fuorché l’essenziale (religiosamente parlando)? Fino a quando dovremo continuare a sforzarci ad inventare qualcosa per attrarre bambini e ragazzi su qualcosa che poi abbandoneranno? Fino a quando dovremo mantenere in piedi un sistema catechistico per garantire qualcosa che sappiamo sin dall’inizio che non avrà seguito? 

 

Come sarebbe bello vivere l’esperienza del Vangelo come una proposta libera! Forse non ci sentiremmo stressati dal dovere costruire e poi di riempire spazi, anche perché forse capiremmo che il messaggio di Gesù andava esattamente dalla parte opposta.