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mercoledì 27 aprile 2022

La missione della casa d’accoglienza River of Life in Romania

 



Aiutare mamme e bambini che arrivano dall’Ucraina durante questo ultimo periodo di guerra è diventata la priorità di tutti. Ora più che mai bisogna dimostrare sostegno e dare una speranza a chi è in difficoltà.

Doug e Roberta Moore (nella foto, 70 e 64 anni), fondatori della fondazione umanitaria River of Life in Romania ad inizio marzo 2022 sono andati in Moldavia, ai confini con l’Ucraina, ed hanno portato in salvo una mamma con cinque figli, di rispettivamente 4,7,11,16 e 18 anni. Loro provengono dalla regione Odessa, una delle regioni più colpite dal conflitto. Purtroppo, il padre deve rimanere in Ucraina a combattere e non sanno quando si rivedranno.

Nonostante tutto questo, Doug e Roberta cercano di rendere le loro giornate più piacevoli presso la casa d’accoglienza a Cornesti, Timisoara (vedi foto). La mamma ucraina è un’insegnante e anche se non sa molto bene l´inglese, sta facendo fare delle attività ai bambini del centro. Doug e Roberta sono molto felici di questa integrazione e vorrebbero assumerla da loro. Oltre a loro, ci sono tante altre mamme, bambini ed anziani che vengono accuditi lì.



La storia della casa d’accoglienza cristiana di Doug e Roberta è inizia nel 1998, quando sono stati mandati in missione in Romania dall´organizzazione senza scopo di lucro chiamata “International Messengers” dagli Stati Uniti, presso Clear Lake, Iowa. La missione della fondazione “River of Life” è quella di creare nella casa d’accoglienza una comunità amorevole e centrata su Cristo per aiutare le donne, i bambini e gli anziani bisognosi a trovare un posto sicuro in cui vivere.

La casa d’accoglienza è accreditata come centro di servizi sociali e si fa conoscere attraverso le chiese, il centro di gravidanza e la protezione bambini in Timisoara. La fondazione, istanziata a Timisoara, Romania più di vent’anni fa è conosciuta dalle comunità limitrofe e le persone più bisognose vengono indirizzate lì per trovare supporto ed un luogo sicuro.

La Romania è uno dei paesi europei con il più alto tasso di aborti e lo scopo della casa d’accoglienza è quella di aiutare le donne maltrattate, abusate, in condizioni di povertà oppure con problemi mentali che hanno enormi difficoltà nel poter tenere e mantenere i propri bambini. Mediamente le mamme si fermano lì per un anno, finché non si riconciliano con la famiglia oppure trovano un altro posto sicuro, ma non c’è un periodo preciso di alloggio. Le mamme ed i loro piccoli possono soggiornare lì per tutto il periodo necessario.

Nel corso degli ultimi 20 anni, sono state aiutate 83 mamme, 132 bambini e 26 donne anziane. Attualmente vivono nella casa d’accoglienza 38 persone tra mamme e bambini. L’età dei bambini va dai 5 mesi fino a ragazzi di 19 anni. Quattro delle mamme hanno certificati per disabilità mentali e fisiche e dipendono dal sostegno del personale per aiutarle a prendersi cura dei loro bambini. Doug e Roberta, assieme allo staff di nove persone si occupano di loro sotto tutti i punti di vista. Nell’intervista fatta insieme, Roberta dice che la casa d’accoglienza è proprio come una grande famiglia. Lo staff, insieme alle mamme, preparano i bambini per portarli a scuola, preparano loro da mangiare, fanno i compiti, fanno attività ludiche ed oltre a tutto questo, si fanno studi biblici ed imparano insieme la Parola di Dio. Oltre a tutto ciò, la fondazione prepara regali di Natale per 20 famiglie (con in totale 69 bambini) del villaggio.

Oltre alle spese di vitto ed alloggio, ci sono spese per quanto riguarda il personale, spese per i materiali scolastici dei bambini, spese mediche, di riscaldamento e manutenzione della casa, etc. Il sostentamento della casa d’accoglienza è possibile solo grazie alle generose donazioni di altre comunità in America e dell’aiuto di altre chiese in Europa. L'87% delle donazioni a sostegno della fondazione provengono da donatori individuali e il 13% del finanziamento proviene da altre chiese.

Attualmente si sta lavorando al progetto di costruire una nuova casa per accogliere più mamme e bambini e per questo sono necessari ca ca. 50.000 di dollari.

Come possiamo aiutarli noi concretamente?

Si potrebbe fare una colletta oppure una donazione parrocchiale all’indirizzo bancario sottostante. Inoltre, durante le vacanze estive Doug e Roberta cercano volontari per poter intrattenere i bambini. Se qualcuno avesse intenzione di aiutare economicamente, oppure avesse interesse nell’offrirsi come volontario, anche solo per una settimana, non esiti a contattarmi personalmente (radoi.anamaria@yahoo.it), oppure le E-Mail sottostanti (qui è necessario comunicare in inglese, dato che Doug e Roberta sono americani).

INFORMAZIONI:

·         Intestatario: River of Life Humanitarian Foundation (in rumeno: Fundația Umanitară Râul Vieți)

·         IBAN: RO34WBAN003636602987EU02

·         SWIFT CODE: WBAN RO22XX

·         Sede bancaria: via Take Ionescu, Nr.36, Timisoara (Regione: Timis), Romania

·         Contatto: cristizah@yahoo.com oppure dougandroberta@gmail.com

·         Pagina web: https://www.internationalmessengers.org/rolmin/

Io conosco personalmente i due fondatori e sono in stretto contatto con loro, quindi per qualsiasi cosa, mi rendo disponibile ad aiutare anche dalla Germania.

 

Ana-Maria Radoi

domenica 6 marzo 2022

LA CARITAS DIOCESANA RACCOGLIE FONDI PER L'UCRAINA

 


la Caritas di Bologna ha deciso di sospendere la raccolta di alimentari e vestiti per orientare gli aiuti alle famiglie dell'Ucraina con una raccolta di fondi. Nella foto trovate il numero IBAN per tutti coloro che desiderano fare un bonifico. 

giovedì 10 febbraio 2022

TAPPI – RICICLO - SOLIDARIETA’






il riciclo “sostenibile che sostiene”!

 

si possono raccogliere i tappi in plastica PET e HDPE utilizzati per:

•     bottiglie in plastica di acqua, bibite e succhi di frutta……

•     creme spalmabili come quelle della cioccolata

•     tappi penne   • tappi pennarelli   

•     contenitori a brik    •barattoli del caffè  • flaconi dei detersivi

•     tubi di colla stick   • tubi della maionese     • dentifricio

•     contenitori in Tetra Pack, come quelli del latte

•     capsule che contengono le sorprese degli ovetti di cioccolato!

 

I proventi della raccolta sono utilizzati da un’associazione

per l’acquisto di materiali  per disabili

NB: la raccolta viene fatta nelle parrocchie. I responsabili sono gli incaricati Caritas delle rispettive parrocchie

lunedì 24 gennaio 2022

METTIAMOCI NEI LORO PANNI

 



Il Contingente Italiano si trova nel sud del Libano, guidato dal Comandante della Pozzuolo del Friuli e sta cercando di portare un po' di sollievo alle popolazioni stremate dalla fame e dalla miseria inviando ai nostri militari materiale di prima necessità, che verrà consegnata direttamente alle famiglie più indigenti.

Stanno raccogliendo:

vestiti, coperte, scarpe in buono stato pulite, generi alimentari non deperibili e che non necessitino del freddo (farina, pasta, zucchero, scatolame, ecc...).

Il materiale che si dona deve essere messo in scatole e consegnato al centro di stoccaggio di Cento.

Se si organizzano delle piccole raccolte tra vicini, amici o altro, passerebbero loro a caricare con il camioncino.

Il materiale dovrà essere consegnato sabato 29 Gennaio dalle h.10 alle h.17 presso la scuola di Artigianato artistico del Cento Pievese in via Falzoni  Gallerani 20 a Cento

 

 

martedì 20 aprile 2021

DAI CHE PULIAMO


 

Patto San Petronio per aiutare le famiglie dei lavoratori in difficoltà

 



Sostegno ai titolari di micro-imprese per non licenziare i dipendenti

 

La Chiesa di Bologna offre un proprio contributo oltre a quello ricevuto
da Caritas nazionale attraverso la donazione della Cassa Centrale Banca

L’Arcidiocesi di Bologna offre un concreto contributo attraverso il “Patto San Petronio” con un fondo creato per aiutare le famiglie dei lavoratori in difficoltà attraverso il sostegno ai titolari di micro-imprese per non licenziare i dipendenti. Il perdurare della pandemia continua a determinare difficoltà crescenti per tantissime famiglie e destano particolare preoccupazione i provvedimenti con cui verranno sbloccati i licenziamenti e terminerà la cassa integrazione. La Caritas diocesana di Bologna ha ricevuto un importante contributo di 100 mila euro, attraverso la Caritas Italiana, da parte di Cassa Centrale Banca-Credito Cooperativo Italiano insieme alle società del Gruppo Allitude (ICT e back office), Assicura e Claris Leasing da destinare ad alleviare il disagio economico.
Insieme a fondi messi a disposizione dall’Arcidiocesi di Bologna, 200 mila euro dagli utili Faac, si offrirà così un aiuto alle famiglie dei lavoratori in difficoltà attraverso il sostegno ai titolari di micro-imprese affinché non licenzino i dipendenti.
Per questo viene istituito il fondo denominato “Patto San Petronio. Destinatari saranno titolari di aziende con massimo 3 dipendenti, interessate dalle restrizioni dei decreti, con sedi legali e produttive nel territorio diocesano, che hanno dipendenti in cassa integrazione e/o con contratto a tempo determinato in scadenza. Con loro verrà stipulato un Patto in cui, a fronte di un contributo economico, la micro-impresa si impegna a mantenere i posti di lavoro per il periodo concordato ed a creare una rete sociale nel territorio accompagnata dalla Caritas diocesana. Il Patto San Petronio comincerà ad operare a maggio 2021 quando sul sito www.caritasbologna.it verranno pubblicati la modulistica necessaria a fare domanda ed i riferimenti di contatto per ricevere informazioni dettagliate. Con la disponibilità del fondo sarà possibile sostenere 30 - 40 imprese, circa 100 famiglie, che possono diventare di più grazie alla generosità sempre dimostrata da imprese e privati cittadini. Per contribuire al “Patto San Petronio: Iban IT27Y0538702400000001449308 - intestato a Arcidiocesi di Bologna - Caritas Diocesana - Causale: Patto San Petronio.

«Con il Fondo San Petronio - afferma don Matteo Prosperini, direttore della Caritas di Bologna - nel 2020 ci sembrò opportuno ed efficace intervenire con un contributo economico a favore delle famiglie che per la prima volta si trovavano in difficoltà economica a causa delle misure restrittive. Sempre su impulso dell’Arcivescovo Card. Zuppi, anche quest’anno vorremmo dare un segno di attenzione a quanti vivono ancora le difficoltà economiche legate alla pandemia. In modo particolare rivolgendoci alle  micro-imprese, come ad esempio quelle a conduzione familiare, intendiamo attraverso il Patto San Petronio intervenire a sostegno del mantenimento dei posti di lavoro. Si tratta, quindi, di un segno piccolo ma, ci auguriamo, anche di un seme di speranza per affrontare questo incredibile momento storico, illuminati dalle parole di Papa Francesco nella “Fratelli tutti”».

Papa Francesco, “Fratelli tutti” n. 162: «Aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro. Per quanto cambino i sistemi di produzione, la politica non può rinunciare all’obiettivo di ottenere che l’organizzazione di una società assicuri a ogni persona di contribuire con le proprie capacità e il proprio impegno. Infatti “non esiste peggiore povertà di quella che priva del lavoro e della dignità del lavoro”. In una società realmente progredita, il lavoro è una dimensione irrinunciabile della vita sociale, perché non solo è un modo per guadagnarsi il pane, ma anche un mezzo per la crescita personale, per stabilire relazioni sane, per esprimere sé stessi, per condividere doni, per sentirsi corresponsabili nel miglioramento del mondo e, in definitiva, per vivere come popolo».

Per informazioni www.chiesadibologna.it


sabato 20 marzo 2021

CENTRO D’ASCOLTO DELLE POVERTA’ CARITAS

 



Servizio Caritas delle parrocchie di Bevilacqua, Dodici Morelli Galeazza e Palata Pepoli


A partire dal sabato 10 aprile con scadenza quindicinale sarà aperto presso i locali della parrocchia di Dodici Morelli il servizio del Centro d’Ascolto Caritas dalle 10 alle 11,30. Il centro d’ascolto delle povertà Caritas vuole essere l’orecchio attento della Chiesa sul territorio.

 

Obiettivi:

ü ascoltare le situazioni delle persone che presentano delle difficoltà di qualsiasi tipo

ü attivare i servizi presenti sul territorio sul problema ascoltato

ü mettere in funzione un primo intervento in caso di emergenza (alimentare, medica, vestiaria, ecc.)

ü interagire con le Caritas zonali e diocesane di Bologna

 

Modalità

Nel Centro di ascolto gli operatori lavorano in équipe. Periodicamente si confrontano su come supportare le diverse persone incontrate. Questo permette di armonizzare i criteri di intervento e rendere omogeneo lo stile di lavoro.

 

Stile

l Centro di ascolto fa dell'ASCOLTO il suo MODO PROPRIO di SERVIZIO. Il suo "fare" prevalente è l'ascolto, cuore della relazione di aiuto, dove chi ascolta e chi è ascoltato vengono coinvolti, con ruoli diversi, in un progetto che, ricercando le soluzioni più adeguate, punta a un processo di liberazione della persona dal bisogno. Accompagnamento di chi sperimenta la mancanza di punti di riferimento e di interlocutori che restituiscano la speranza di un cambiamento, mettendo in contatto la persona con i servizi presenti sul territorio ed attivando tutte le risorse possibili.

 

DATE DI APERTURA (orario: 10-11,30)

SABATO 10 APRILE

SABATO 24 APRILE

SABATO 8 MAGGIO

SABATO 22 MAGGIO

SABATO 5 GIUGNO

SABATO 19 GIUGNO


 Sede: Via Maestrola, 4 Dodici Morelli (di fianco alla chiesa)

Responsabili: Chiara, Grazia, don Paolo

venerdì 19 febbraio 2021

NOTIZIE CARITAS ITALIANA- Catastrofe umanitaria per i migranti in Bosnia e Erzegovina e lungo la rotta balcanica

 



Un'insostenibile situazione si è venuta a creare in Bosnia e Erzegovina nei confronti dei migranti in transito, in particolare nelle ultime settimane nella regione di Bihac (nord ovest del paese, nei pressi del confine con la Croazia) che sta causando una grave violazione dei più importanti diritti umani e sta seriamente mettendo a rischio la vita di migliaia di persone.  Nessuna questione politica può essere anteposta alla tutela della vita di ogni persona:  “In Bosnia e Erzegovina stiamo assitendo a una catastrofe umanitaria. Ci sono circa 8.000 migranti in tutto il paese: di questi, 5.000 sono accolti nei Centri di Transito e nei Campi, ma ce ne sono almeno 3.000 che dormono in edifici abbandonati, sistemazioni improvvisate, o all’addiaccio. Per tutte queste persone va trovata una soluzione immediata”: sono le parole pronunciate da Peter Van der Auweraert, coordinatore di IOM (OIM, Organizzazione Internazionali per i Migranti) per la Bosnia e Erzegovina.

 

La situazione rispetto alla gestione del fenomeno migratorio nel paese balcanico, già molto fragile ormai da tempo, è infatti precipitata negli ultimi giorni diventando gravissima. Nell’area di Bihac, le diatribe politiche locali hanno portato alla chiusura repentina di uno dei principali Centri di Transito della zona, il campo Lipa, che ospitava circa 1.200 persone al momento della chiusura. Il campo Lipa era inizialmente pensato come una sistemazione provvisoria durante l’estate e si trovava già in condizioni largamente inadeguate per affrontare l’inverno: situato in una zona impervia di montagna, isolato da qualsiasi centro abitato e dalle strade principali, senza acqua potabile, elettricità, riscaldamento. Un campo non più utilizzabile in quanto è stato interamente distrutto da un recente incendio.

 

Contemporaneamente, un pericoloso combinato di proteste cittadine e di decisioni di varie istituzioni pubbliche ha precluso l’apertura di una qualsiasi sistemazione alternativa per i migranti in tutto il paese nel pieno dell’inverno con temperature molto rigide che mette in pericolo la vita di queste persone.  Da un lato tutte le istituzioni bosniaco-erzegovesi (Ministeri nazionali e cantonali, Sindaci di molte città) si sono fermamente opposti all’idea di aprire nuove strutture di accoglienza nel proprio territorio. Dall’altro lato, nella città di Bihac, sono invece aumentate le proteste anti-migranti della cittadinanza locale, che sta organizzando cordoni e picchetti davanti a uno spazio (l’ex fabbrica Bira) che negli anni scorsi era già stato utilizzato come struttura provvisoria di accoglienza per migranti e che è al momento l’unica soluzione alternativa già pronta, in grado di accogliere tutte le persone attualmente senza un tetto sopra la testa.

 

In tutto questo scenario, stanno inoltre continuando anche i violenti respingimenti alla frontiera della polizia croata verso chi prova ad attraversare il confine per entrare nel territorio comunitarie – prassi violente già molte volte denunciate fino anche al Parlamento Europeo. Ai migranti senza un tetto viene dunque impedito di provare anche a proseguire il proprio percorso migratorio e di cercare un riparo adeguato in un altro paese. Il risultato finale di questa crisi politica, civile e istituzionale è la “catastrofe umanitaria” di cui parla IOM: 3.000 persone totalmente allo sbando, senza un posto dove stare, nel bel mezzo dell’inverno – che negli ultimi giorni ha portato le condizioni metereologiche più estreme: neve, temperature abbondantemente sottozero, gelate notturne.

 

Una situazione quella della Bosnia Erzegovina che riporta l’attenzione di tutti sulla Rotta Balcanica, che inizia in Grecia, e fisicamente finisce in Italia, a Trieste. Una rotta che non ha mai smesso di essere percorsa da migliaia di persone, nonostante l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19,  quando diversi campi profughi nei Paesi Balcanici sono stati messi in quarantena. Decine di migliaia di migranti in transito lungo questa rotta sono stati rinchiusi per mesi all’interno dei campi profughi o strutture di vario genere presenti in tutta l’area; campi, già di per sé inadeguati e sovraffollati si sono trasformati in luoghi dalle condizioni estreme: senza servizi adeguati, in condizioni igieniche pessime, con gravi rischi per la salute psichica per i migranti. Una situazione drammatica che ha fatto aumentare esponenzialmente anche la rabbia delle comunità locali: episodi di violenza e discriminazione verso i migranti si ripetono regolarmente in tutti i paesi (dalla Grecia fino alla Bosnia Erzegovina), fino a sfociare in vere e proprie campagne di odio razziale, in ronde anti-migranti, in pestaggi e respingimenti sempre più violenti anche da parte delle polizie di frontiera.  È di qualche mese fa (settembre 2020) la tragedia del Campo di Moria nell'isola di Lesbo, nel quale andarono distrutte tutte le strutture già fatiscenti di accoglienza in una situazione esplosiva per le tensioni oramai sempre più forti con le comunità locali.

 

Fin dal 2015, Caritas Italiana è presente lungo tutta la Rotta Balcanica a fianco dei migranti e a supporto di tutte le Caritas locali (Grecia, Albania, Macedonia, Bosnia Erzegovina, Serbia) che stanno offrendo un sostegno a queste persone. Gli sforzi profusi in questi anni hanno consentito l’avvio di servizi di accoglienza, sostegno psico-sociale, protezione dell’infanzia, tutela dell’igiene, distribuzione di cibo e di beni necessari in queste condizioni. Solamente in Bosnia e Erzegovina, “tra il maggio 2018 e il maggio 2020 la rete Caritas ha sostenuto 41.525 migranti attraverso i vari servizi e aiuti distribuiti; questo numero ovviamente cresce di giorno in giorno” (Dijana Muzicka, coordinatrice progetti migrazione di Caritas Bosnia e Erzegovina).

 

Caritas Italiana, grazie alle donazioni ricevute e a un contributo di 380 mila euro dai fondi otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, ha lanciato un nuovo programma di emergenza per i prossimi 12 mesi. Un programma che si propone, a fianco delle Chiese locali di Grecia, Albania, Macedonia, Bosnia Erzegovina e Serbia, di fornire al più presto - all’interno dei diversi campi profughi e strutture di accoglienza presenti in questi paesi - una risposta ai bisogni di base dei migranti, in particolare i più vulnerabili ( kit sanitari per prevenire la diffusione del Covid-19, aiuti alimentari, fornitura di beni di prima necessità come vestiario, kit per l’igiene, sacchi a pelo, coperte, kit per neonati), servizi adeguati nei campi profughi e nei centri di accoglienza, per potersi lavare o per lavare i propri abiti, spazi per l’accoglienza e il supporto psicosociale, luoghi per l’animazione dei bambini, e non da ultimo organizzare momenti formativi ed informativi per garantire la sicurezza sanitaria.

 

Infine nelle scorse settimane, grazie a una donazione di Papa Francesco diretta proprio ai migranti nel paese, Caritas Italiana e Caritas Bosnia e Erzegovina hanno potuto avviare nuovi servizi psico-sociali nei Campi di Transito dell’area di Bihac e di Sarajevo, oltre che di distribuire articoli invernali (sciarpe, guanti, cappelli, scarpe) a oltre 1.500 ospiti dei campi stessi.

 



martedì 16 febbraio 2021

“Cerco i miei fratelli” INCONTRO ORGANIZZATO DALLA CARITAS Sabato 6 marzo 2021

 





I tre uffici regionali Caritas, Migrantes e Missio propongono una mattinata online di formazione aperta a tutti gli operatori pastorali. 

 

Sarà una riflessione a più voci sulle emergenze sociali create dalla pandemia, alla luce dell’enciclica “Fratelli tutti”.

 

Per partecipare è necessario inviare una mail all’indirizzo segreteria@caritas-er.it e ricevere il link per il collegamento. Sarà possibile intervenire tramite la chat. Sono invitati i collaboratori diocesani e parrocchiali dei tre settori e tutti gli operatori pastorali interessati.

 

 

 

Ore 9.30 Lectio: don Mirko Santandrea Responsabile ufficio regionale Missio

 ore 9.45 Intervengono:

·        S.E. Card. Matteo Zuppi Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEER

·        Prof. Mauro Magatti Sociologo ed economista

·        Prof. Chiara Giaccardi Università Cattolica Sacro Cuore

ore 11.30 Testimonianze ed esperienze dal territorio a cura di don Andrea Caniato, direttore ufficio regionale Migrantes

12.00 Conclusioni e prospettive future a cura di Mario Galasso delegato regionale Caritas Emilia-Romagna modera Valerio Corghi Referente Coordinamento Regionale Immigrazione Caritas dell’Emilia – Romagna

 


Per iscrizioni: segreteria@caritas-er.it

Alcuni giorni prima del seminario verrà inoltrato il link per poter partecipare al webinar.

Bosnia: la Caritas si mobilita


La proposta consiste nel far convergere il contributo del digiuno del mercoledì delle ceneri delle quattro parrocchie, in un'offerta da inviare alla Caritas dell'Emilia Romagna per l'emergenza migranti che si è creata in Bosnia, situazione descritta dal video qui postato.

Per donazioni o contributi:

La scorsa settimana abbiamo aperto un conto Caritas per raccogliere le offerte a fine di beneficienza delle quattro parrocchie: Galeazza, Bevilacqua, Palata Pepoli e Dodici Morelli.

IBAN: IT72F0850936790010009438964

Banca Centro Emilia credito Cooperativo

Il conto è intestato: Parrocchia San Giovanni Battista di Palata Pepoli - opere di carità quattro parrocchie


mercoledì 20 gennaio 2021

CHE COS'E' LA CARITAS PARROCCHIALE?

 



In prossimità dei primi incontri che svolgeremo nella prossima settimana sul tema della Caritas parrocchiale, pubblico sul blog un testo preso dal sito della Caritas italiana.

 

La Caritas parrocchiale è l'organismo pastorale istituito per animare la parrocchia, con l'obiettivo di aiutare tutti a vivere la testimonianza, non solo come fatto privato, ma come esperienza comunitaria, costitutiva della Chiesa. L’idea stessa di Caritas parrocchiale esige, pertanto, una parrocchia "comunità di fede, preghiera e amore". Questo non significa che non può esserci Caritas dove non c’è "comunità", ma si tratta piuttosto di investire, le poche o tante energie della Caritas parrocchiale nella costruzione della "comunità di fede, preghiera e amore". Come se la testimonianza comunitaria della carità fosse insieme la meta da raggiungere e il mezzo, (o almeno uno dei mezzi), per costruire la comunione. Un esercizio da praticare costantemente.

 

Cosa ci si aspetta dalla Caritas parrocchiale?

Ogni parrocchia, che è volto della Chiesa, concretizza la propria missione attorno

· all’annuncio della parola

· alla celebrazione della grazia

· e alla testimonianza dell’amore.

È esperienza comune che ci siano, in parrocchia, una o più persone che affiancano il parroco nella cura e nella realizzazione di queste tre dimensioni. Sono gli "operatori" pastorali, coloro che "fanno" (opera) concretamente qualcosa.

Dopo il Concilio Vaticano II, la pastorale si arricchisce di una nuova figura: colui che "fa perché altri facciano", o meglio, "fa, per mettere altri nelle condizioni di fare". È "l'animatore pastorale".
La Caritas parrocchiale, presieduta dal parroco, è costituita da figure di questo tipo: un gruppo di persone (ma nelle piccole comunità può trattarsi anche di una sola persona) che aiuta il parroco sul piano dell'animazione alla testimonianza della carità più che su quello operativo di servizio ai poveri. L’obiettivo principale è partire da fatti concreti – bisogni, risorse, emergenze – e realizzare percorsi educativi finalizzati al cambiamento concreto negli stili di vita ordinari dei singoli e delle comunità/gruppi, in ambito ecclesiale e civile (animazione).

 

Come lavorare per un così alto obiettivo?

L'esperienza e la riflessione avviata negli ultimi anni portano a definire alcuni elementi cardine su cui fondare il lavoro di ogni Caritas anche in parrocchia:

· la definizione dei destinatari/protagonisti del servizio di animazione: i poveri, la Chiesa e il territorio/mondo

· un metodo di lavoro basato sull'ascolto, sull’osservazione e sul discernimento, finalizzati all’animazione

· la capacità di individuare, tra tutte le azioni possibili, quelle in grado di collegare emergenza e quotidianità, cioè di intervenire nell’immediato e portare ad un cambiamento nel futuro

· la scelta di costruire e proporre percorsi educativi, in grado di incidere concretamente nella vita delle persone e delle comunità.

Centrare sull'animazione e sul metodo pastorale il mandato della Caritas, ridimensionando le aspettative sul piano operativo, svincola la possibilità di costituire l’organismo pastorale dalle dimensioni e dalla situazione della parrocchia. In ogni contesto, infatti, seppure con modalità diverse, è possibile promuovere la cura delle relazioni, la conoscenza del contesto, la possibilità di scegliere insieme come agire, alla luce della missione della Chiesa nel mondo.

(testo tratto dal sito della Caritas italiana: https://www.caritas.it/home_page_archivio/tutti_i_temi/00000254_La_Caritas_parrocchiale.html)

 

Link Caritas di Bologna: https://www.caritasbologna.it/