martedì 11 ottobre 2022
mercoledì 31 agosto 2022
mercoledì 27 aprile 2022
La missione della casa d’accoglienza River of Life in Romania
Aiutare mamme e bambini che
arrivano dall’Ucraina durante questo ultimo periodo di guerra è diventata la
priorità di tutti. Ora più che mai bisogna dimostrare sostegno e dare una
speranza a chi è in difficoltà.
Doug e Roberta Moore (nella foto,
70 e 64 anni), fondatori della fondazione umanitaria River of Life in Romania ad
inizio marzo 2022 sono andati in Moldavia, ai confini con l’Ucraina, ed hanno
portato in salvo una mamma con cinque figli, di rispettivamente 4,7,11,16 e 18 anni. Loro provengono dalla regione
Odessa, una delle regioni più colpite dal conflitto. Purtroppo, il padre deve
rimanere in Ucraina a combattere e non sanno quando si rivedranno.
Nonostante tutto
questo, Doug e Roberta cercano di rendere le loro giornate più piacevoli presso
la casa d’accoglienza a Cornesti, Timisoara (vedi foto). La mamma ucraina è un’insegnante e anche se non sa molto bene l´inglese,
sta facendo fare delle attività ai bambini del centro. Doug e Roberta sono
molto felici di questa integrazione e vorrebbero assumerla da loro. Oltre a loro, ci sono tante altre mamme, bambini ed
anziani che vengono accuditi lì.
La storia della
casa d’accoglienza cristiana di Doug e Roberta è inizia nel 1998, quando sono
stati mandati in missione in Romania dall´organizzazione senza scopo di lucro
chiamata “International Messengers” dagli Stati Uniti, presso Clear Lake, Iowa.
La missione della fondazione “River of Life” è quella di
creare nella casa d’accoglienza una comunità amorevole e centrata su Cristo per
aiutare le donne, i bambini e gli anziani bisognosi a trovare un posto sicuro
in cui vivere.
La casa
d’accoglienza è accreditata come centro di servizi sociali e si fa conoscere
attraverso le chiese, il centro di gravidanza e la protezione bambini in
Timisoara. La fondazione, istanziata a Timisoara, Romania più di vent’anni fa è
conosciuta dalle comunità limitrofe e le persone più bisognose vengono
indirizzate lì per trovare supporto ed un luogo sicuro.
La Romania è uno
dei paesi europei con il più alto tasso di aborti e lo scopo della casa d’accoglienza
è quella di aiutare le donne maltrattate, abusate, in condizioni di povertà
oppure con problemi mentali che hanno enormi difficoltà nel poter tenere e
mantenere i propri bambini. Mediamente le mamme si fermano lì per un anno,
finché non si riconciliano con la famiglia oppure trovano un altro posto sicuro,
ma non c’è un periodo preciso di alloggio. Le mamme ed i loro piccoli possono
soggiornare lì per tutto il periodo necessario.
Nel corso degli ultimi 20 anni,
sono state aiutate 83 mamme, 132
bambini e 26 donne anziane. Attualmente vivono nella casa d’accoglienza 38
persone tra mamme e bambini. L’età dei
bambini va dai 5 mesi fino a ragazzi di 19 anni. Quattro delle mamme hanno
certificati per disabilità mentali e fisiche e dipendono dal sostegno del
personale per aiutarle a prendersi cura dei loro bambini. Doug e Roberta, assieme allo staff di nove persone si
occupano di loro sotto tutti i punti di vista. Nell’intervista fatta insieme,
Roberta dice che la casa d’accoglienza è proprio come una grande famiglia. Lo
staff, insieme alle mamme, preparano i bambini per portarli a scuola, preparano
loro da mangiare, fanno i compiti, fanno attività ludiche ed oltre a tutto
questo, si fanno studi biblici ed imparano insieme la Parola di Dio. Oltre a tutto ciò, la
fondazione prepara regali di Natale per 20 famiglie (con in totale 69 bambini)
del villaggio.
Oltre alle spese di vitto ed
alloggio, ci sono spese per quanto riguarda il personale, spese per i materiali
scolastici dei bambini, spese mediche, di riscaldamento e manutenzione della
casa, etc. Il sostentamento della casa d’accoglienza è possibile solo grazie
alle generose donazioni di altre comunità in America e dell’aiuto di altre
chiese in Europa. L'87% delle donazioni a sostegno della fondazione provengono
da donatori individuali e il 13% del finanziamento proviene da altre chiese.
Attualmente si sta lavorando al
progetto di costruire una nuova casa per accogliere più mamme e bambini e per
questo sono necessari ca ca. 50.000 di dollari.
Come possiamo
aiutarli noi concretamente?
Si potrebbe fare una colletta
oppure una donazione parrocchiale all’indirizzo bancario sottostante. Inoltre,
durante le vacanze estive Doug e Roberta cercano volontari per poter
intrattenere i bambini. Se qualcuno avesse intenzione di aiutare
economicamente, oppure avesse interesse nell’offrirsi come volontario, anche
solo per una settimana, non esiti a contattarmi personalmente (radoi.anamaria@yahoo.it), oppure le E-Mail sottostanti (qui è necessario
comunicare in inglese, dato che Doug e Roberta sono americani).
INFORMAZIONI:
·
Intestatario: River of Life Humanitarian Foundation (in rumeno: Fundația
Umanitară Râul Vieți)
·
IBAN: RO34WBAN003636602987EU02
·
SWIFT CODE: WBAN RO22XX
·
Sede
bancaria: via Take Ionescu, Nr.36, Timisoara (Regione: Timis), Romania
·
Contatto: cristizah@yahoo.com
oppure dougandroberta@gmail.com
·
Pagina web: https://www.internationalmessengers.org/rolmin/
Io conosco personalmente i due
fondatori e sono in stretto contatto con loro, quindi per qualsiasi cosa, mi
rendo disponibile ad aiutare anche dalla Germania.
Ana-Maria Radoi
martedì 8 marzo 2022
domenica 6 marzo 2022
LA CARITAS DIOCESANA RACCOGLIE FONDI PER L'UCRAINA
giovedì 10 febbraio 2022
TAPPI – RICICLO - SOLIDARIETA’
il
riciclo “sostenibile che sostiene”!
si possono raccogliere i tappi
in plastica PET e HDPE utilizzati per:
• bottiglie
in plastica di acqua, bibite e succhi di frutta……
• creme
spalmabili come quelle della cioccolata
• tappi
penne • tappi pennarelli
• contenitori
a brik •barattoli del caffè • flaconi dei detersivi
• tubi di
colla stick • tubi della maionese • dentifricio
• contenitori
in Tetra Pack, come quelli del latte
• capsule
che contengono le sorprese degli ovetti di cioccolato!
I proventi della raccolta
sono utilizzati da un’associazione
per l’acquisto di
materiali per disabili
NB: la
raccolta viene fatta nelle parrocchie. I responsabili sono gli incaricati
Caritas delle rispettive parrocchie
lunedì 24 gennaio 2022
METTIAMOCI NEI LORO PANNI
Il Contingente Italiano
si trova nel sud del Libano, guidato dal Comandante della Pozzuolo del Friuli e
sta cercando di portare un po' di sollievo alle popolazioni stremate dalla fame
e dalla miseria inviando ai nostri militari materiale di prima necessità, che
verrà consegnata direttamente alle famiglie più indigenti.
Stanno raccogliendo:
vestiti, coperte, scarpe in buono stato pulite, generi
alimentari non deperibili e che non necessitino del freddo (farina, pasta,
zucchero, scatolame, ecc...).
Il materiale che si dona
deve essere messo in scatole e consegnato al centro di stoccaggio di Cento.
Se si organizzano delle
piccole raccolte tra vicini, amici o altro, passerebbero loro a caricare con il
camioncino.
Il materiale dovrà essere consegnato sabato 29 Gennaio
dalle h.10 alle h.17 presso la scuola di Artigianato artistico del Cento
Pievese in via Falzoni Gallerani 20 a
Cento
sabato 13 novembre 2021
venerdì 1 ottobre 2021
martedì 20 aprile 2021
Patto San Petronio per aiutare le famiglie dei lavoratori in difficoltà
Sostegno ai titolari di micro-imprese per non licenziare i dipendenti
La Chiesa di Bologna offre un proprio
contributo oltre a quello ricevuto
da Caritas nazionale attraverso la donazione della Cassa Centrale Banca
L’Arcidiocesi di Bologna offre un concreto contributo
attraverso il “Patto San Petronio” con un fondo creato per aiutare le famiglie
dei lavoratori in difficoltà attraverso il sostegno ai titolari di
micro-imprese per non licenziare i dipendenti. Il perdurare della pandemia
continua a determinare difficoltà crescenti per tantissime
famiglie e destano particolare preoccupazione i
provvedimenti con cui verranno sbloccati i licenziamenti e terminerà la cassa
integrazione. La Caritas diocesana di Bologna ha ricevuto un importante contributo di
100 mila euro, attraverso
la Caritas Italiana, da
parte di Cassa Centrale Banca-Credito Cooperativo Italiano insieme alle
società del Gruppo Allitude (ICT e back office), Assicura e Claris Leasing da destinare ad alleviare il disagio economico.
Insieme a fondi messi a disposizione dall’Arcidiocesi
di Bologna, 200 mila euro dagli utili Faac, si
offrirà così un aiuto alle
famiglie dei lavoratori in difficoltà attraverso il sostegno ai titolari di
micro-imprese affinché non licenzino i dipendenti. Per questo viene istituito
il fondo denominato “Patto
San Petronio”. Destinatari saranno titolari
di aziende con massimo 3 dipendenti, interessate
dalle restrizioni dei decreti, con sedi legali e produttive nel territorio
diocesano, che hanno dipendenti in cassa integrazione e/o con contratto a tempo
determinato in scadenza. Con loro verrà stipulato un Patto in cui, a fronte
di un contributo economico, la micro-impresa si impegna a mantenere i posti di
lavoro per il periodo concordato ed a creare una rete sociale nel territorio
accompagnata dalla Caritas diocesana. Il “Patto San Petronio” comincerà ad operare a maggio
2021 quando sul sito www.caritasbologna.it verranno pubblicati la
modulistica necessaria a fare domanda ed i riferimenti di contatto per ricevere
informazioni dettagliate. Con
la disponibilità del fondo sarà possibile sostenere 30 - 40 imprese, circa 100 famiglie, che possono diventare di
più grazie alla generosità sempre dimostrata da imprese e privati cittadini. Per contribuire al “Patto San Petronio”: Iban IT27Y0538702400000001449308 - intestato a Arcidiocesi di Bologna - Caritas Diocesana - Causale: Patto San Petronio.
«Con il Fondo San Petronio - afferma don Matteo Prosperini, direttore della Caritas di Bologna - nel 2020 ci sembrò opportuno ed efficace intervenire con
un contributo economico a favore delle famiglie che per la prima volta si
trovavano in difficoltà economica a causa delle misure restrittive. Sempre su
impulso dell’Arcivescovo Card. Zuppi, anche quest’anno vorremmo dare
un segno di attenzione a quanti vivono ancora le difficoltà economiche legate
alla pandemia. In modo particolare rivolgendoci alle micro-imprese, come ad esempio quelle a conduzione
familiare, intendiamo attraverso il “Patto San Petronio” intervenire a sostegno del mantenimento
dei posti di lavoro. Si tratta, quindi, di un segno piccolo ma, ci
auguriamo, anche di un seme
di speranza per affrontare questo incredibile momento storico, illuminati dalle parole di Papa Francesco nella “Fratelli tutti”».
Papa
Francesco, “Fratelli tutti” n. 162:
«Aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per
fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di
consentire loro una vita degna mediante il lavoro.
Per quanto cambino i sistemi di produzione, la politica non può rinunciare
all’obiettivo di ottenere che l’organizzazione di una società assicuri a ogni
persona di contribuire con le proprie capacità e il proprio impegno. Infatti
“non esiste peggiore povertà di quella che priva del
lavoro e della dignità del lavoro”. In una società realmente progredita, il
lavoro è una dimensione irrinunciabile della vita sociale, perché non solo è un
modo per guadagnarsi il pane, ma anche un mezzo per la crescita personale, per stabilire relazioni sane, per esprimere
sé stessi, per condividere doni, per sentirsi corresponsabili nel miglioramento
del mondo e, in definitiva, per vivere come popolo».
Per
informazioni www.chiesadibologna.it
mercoledì 14 aprile 2021
sabato 20 marzo 2021
CENTRO D’ASCOLTO DELLE POVERTA’ CARITAS
Servizio Caritas delle parrocchie di Bevilacqua, Dodici Morelli Galeazza e Palata Pepoli
A partire dal sabato 10
aprile con scadenza quindicinale sarà aperto presso i locali della parrocchia
di Dodici Morelli il servizio del Centro d’Ascolto Caritas dalle 10 alle 11,30.
Il centro d’ascolto delle povertà Caritas vuole essere l’orecchio
attento della Chiesa sul territorio.
Obiettivi:
ü ascoltare
le situazioni delle persone che presentano delle difficoltà di qualsiasi tipo
ü attivare
i servizi presenti sul territorio sul problema ascoltato
ü mettere
in funzione un primo intervento in caso di emergenza (alimentare, medica, vestiaria,
ecc.)
ü interagire
con le Caritas zonali e diocesane di Bologna
Modalità
Nel Centro di ascolto gli
operatori lavorano in équipe. Periodicamente si confrontano su come
supportare le diverse persone incontrate. Questo permette di armonizzare i
criteri di intervento e rendere omogeneo lo stile di lavoro.
Stile
l Centro di ascolto fa dell'ASCOLTO
il suo MODO PROPRIO di SERVIZIO. Il suo "fare" prevalente è
l'ascolto, cuore della relazione di aiuto, dove chi ascolta e chi è
ascoltato vengono coinvolti, con ruoli diversi, in un progetto che,
ricercando le soluzioni più adeguate, punta a un processo di liberazione
della persona dal bisogno. Accompagnamento di chi sperimenta la mancanza di
punti di riferimento e di interlocutori che restituiscano la speranza di
un cambiamento, mettendo in contatto la persona con i servizi presenti sul
territorio ed attivando tutte le risorse possibili.
DATE DI APERTURA (orario:
10-11,30)
SABATO 10 APRILE
SABATO 24 APRILE
SABATO 8 MAGGIO
SABATO 22 MAGGIO
SABATO 5 GIUGNO
SABATO 19 GIUGNO
Responsabili:
Chiara, Grazia, don Paolo
venerdì 19 febbraio 2021
NOTIZIE CARITAS ITALIANA- Catastrofe umanitaria per i migranti in Bosnia e Erzegovina e lungo la rotta balcanica
Un'insostenibile situazione si è venuta a creare in Bosnia
e Erzegovina nei confronti dei migranti in transito, in particolare
nelle ultime settimane nella regione di Bihac (nord ovest del paese, nei pressi
del confine con la Croazia) che sta causando una grave violazione dei più
importanti diritti umani e sta seriamente mettendo a rischio la vita di
migliaia di persone. Nessuna questione politica può essere anteposta alla
tutela della vita di ogni persona: “In Bosnia e Erzegovina stiamo
assitendo a una catastrofe umanitaria. Ci sono circa 8.000 migranti in
tutto il paese: di questi, 5.000 sono accolti nei Centri di Transito e nei
Campi, ma ce ne sono almeno 3.000 che dormono in edifici abbandonati,
sistemazioni improvvisate, o all’addiaccio. Per tutte queste persone va trovata
una soluzione immediata”: sono le parole pronunciate da Peter Van der
Auweraert, coordinatore di IOM (OIM, Organizzazione Internazionali per i
Migranti) per la Bosnia e Erzegovina.
La situazione rispetto
alla gestione del fenomeno migratorio nel paese balcanico, già molto fragile
ormai da tempo, è infatti precipitata negli ultimi giorni diventando
gravissima. Nell’area di Bihac, le diatribe politiche locali hanno portato alla
chiusura repentina di uno dei principali Centri di Transito della zona, il
campo Lipa, che ospitava circa 1.200 persone al momento della chiusura. Il
campo Lipa era inizialmente pensato come una sistemazione provvisoria durante
l’estate e si trovava già in condizioni largamente inadeguate per affrontare
l’inverno: situato in una zona impervia di montagna, isolato da qualsiasi
centro abitato e dalle strade principali, senza acqua potabile, elettricità,
riscaldamento. Un campo non più utilizzabile in quanto è stato interamente
distrutto da un recente incendio.
Contemporaneamente, un
pericoloso combinato di proteste cittadine e di decisioni di varie istituzioni
pubbliche ha precluso l’apertura di una qualsiasi sistemazione alternativa per
i migranti in tutto il paese nel pieno dell’inverno con temperature molto
rigide che mette in pericolo la vita di queste persone. Da un lato tutte
le istituzioni bosniaco-erzegovesi (Ministeri nazionali e cantonali, Sindaci di
molte città) si sono fermamente opposti all’idea di aprire nuove strutture di
accoglienza nel proprio territorio. Dall’altro lato, nella città di Bihac, sono
invece aumentate le proteste anti-migranti della cittadinanza locale, che sta
organizzando cordoni e picchetti davanti a uno spazio (l’ex fabbrica Bira) che
negli anni scorsi era già stato utilizzato come struttura provvisoria di
accoglienza per migranti e che è al momento l’unica soluzione alternativa già
pronta, in grado di accogliere tutte le persone attualmente senza un tetto
sopra la testa.
In tutto questo scenario,
stanno inoltre continuando anche i violenti respingimenti alla frontiera
della polizia croata verso chi prova ad attraversare il confine per entrare
nel territorio comunitarie – prassi violente già molte volte denunciate fino
anche al Parlamento Europeo. Ai migranti senza un tetto viene dunque impedito
di provare anche a proseguire il proprio percorso migratorio e di cercare un
riparo adeguato in un altro paese. Il risultato finale di questa crisi
politica, civile e istituzionale è la “catastrofe umanitaria” di cui parla
IOM: 3.000 persone totalmente allo sbando, senza un posto dove stare, nel
bel mezzo dell’inverno – che negli ultimi giorni ha portato le condizioni
metereologiche più estreme: neve, temperature abbondantemente sottozero, gelate
notturne.
Una situazione quella
della Bosnia Erzegovina che riporta l’attenzione di tutti sulla Rotta
Balcanica, che inizia in Grecia, e fisicamente finisce in Italia, a Trieste.
Una rotta che non ha mai smesso di essere percorsa da migliaia di persone, nonostante
l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19, quando diversi
campi profughi nei Paesi Balcanici sono stati messi in quarantena. Decine di
migliaia di migranti in transito lungo questa rotta sono stati rinchiusi per
mesi all’interno dei campi profughi o strutture di vario genere presenti in
tutta l’area; campi, già di per sé inadeguati e sovraffollati si sono
trasformati in luoghi dalle condizioni estreme: senza servizi adeguati, in
condizioni igieniche pessime, con gravi rischi per la salute psichica per i
migranti. Una situazione drammatica che ha fatto aumentare esponenzialmente
anche la rabbia delle comunità locali: episodi di violenza e discriminazione
verso i migranti si ripetono regolarmente in tutti i paesi (dalla Grecia fino
alla Bosnia Erzegovina), fino a sfociare in vere e proprie campagne di odio
razziale, in ronde anti-migranti, in pestaggi e respingimenti sempre più violenti
anche da parte delle polizie di frontiera. È di qualche mese fa
(settembre 2020) la tragedia del Campo di Moria nell'isola di Lesbo, nel
quale andarono distrutte tutte le strutture già fatiscenti di accoglienza in
una situazione esplosiva per le tensioni oramai sempre più forti con le
comunità locali.
Fin dal 2015, Caritas
Italiana è presente lungo tutta la Rotta Balcanica a fianco dei migranti e
a supporto di tutte le Caritas locali (Grecia, Albania, Macedonia, Bosnia
Erzegovina, Serbia) che stanno offrendo un sostegno a queste persone. Gli
sforzi profusi in questi anni hanno consentito l’avvio di servizi di
accoglienza, sostegno psico-sociale, protezione dell’infanzia, tutela
dell’igiene, distribuzione di cibo e di beni necessari in queste condizioni. Solamente
in Bosnia e Erzegovina, “tra il maggio 2018 e il maggio 2020 la rete Caritas ha
sostenuto 41.525 migranti attraverso i vari servizi e aiuti distribuiti; questo
numero ovviamente cresce di giorno in giorno” (Dijana Muzicka, coordinatrice progetti
migrazione di Caritas Bosnia e Erzegovina).
Caritas Italiana, grazie
alle donazioni ricevute e a un contributo di 380 mila euro dai fondi otto
per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, ha lanciato
un nuovo programma di emergenza per i prossimi 12 mesi. Un programma
che si propone, a fianco delle Chiese locali di Grecia, Albania, Macedonia,
Bosnia Erzegovina e Serbia, di fornire al più presto - all’interno dei diversi
campi profughi e strutture di accoglienza presenti in questi paesi - una
risposta ai bisogni di base dei migranti, in particolare i più vulnerabili (
kit sanitari per prevenire la diffusione del Covid-19, aiuti alimentari,
fornitura di beni di prima necessità come vestiario, kit per l’igiene, sacchi a
pelo, coperte, kit per neonati), servizi adeguati nei campi profughi e nei
centri di accoglienza, per potersi lavare o per lavare i propri abiti, spazi
per l’accoglienza e il supporto psicosociale, luoghi per l’animazione dei
bambini, e non da ultimo organizzare momenti formativi ed informativi per
garantire la sicurezza sanitaria.
Infine nelle scorse
settimane, grazie a una donazione di Papa Francesco diretta proprio
ai migranti nel paese, Caritas Italiana e Caritas Bosnia e Erzegovina hanno
potuto avviare nuovi servizi psico-sociali nei Campi di Transito dell’area
di Bihac e di Sarajevo, oltre che di distribuire articoli invernali (sciarpe,
guanti, cappelli, scarpe) a oltre 1.500 ospiti dei campi stessi.
martedì 16 febbraio 2021
“Cerco i miei fratelli” INCONTRO ORGANIZZATO DALLA CARITAS Sabato 6 marzo 2021
I tre uffici regionali Caritas, Migrantes e Missio propongono una mattinata online di
formazione aperta a tutti gli operatori pastorali.
Sarà una riflessione a più voci sulle emergenze sociali
create dalla pandemia, alla luce dell’enciclica “Fratelli tutti”.
Per partecipare è necessario inviare una
mail all’indirizzo segreteria@caritas-er.it e
ricevere il link per il collegamento. Sarà possibile intervenire tramite la
chat. Sono invitati i collaboratori diocesani e parrocchiali dei tre settori e
tutti gli operatori pastorali interessati.
Ore 9.30 Lectio:
don Mirko Santandrea Responsabile ufficio regionale Missio
ore 9.45 Intervengono:
·
S.E. Card. Matteo Zuppi Arcivescovo di
Bologna e Presidente della CEER
·
Prof. Mauro Magatti Sociologo ed
economista
·
Prof. Chiara Giaccardi Università
Cattolica Sacro Cuore
ore 11.30 Testimonianze
ed esperienze dal territorio a cura di don Andrea
Caniato, direttore ufficio regionale Migrantes
12.00 Conclusioni e
prospettive future a cura di Mario Galasso delegato
regionale Caritas Emilia-Romagna modera Valerio Corghi Referente
Coordinamento Regionale Immigrazione Caritas dell’Emilia – Romagna
Per iscrizioni:
segreteria@caritas-er.it
Alcuni giorni prima del seminario
verrà inoltrato il link per poter partecipare al webinar.
Bosnia: la Caritas si mobilita
Per donazioni o contributi:
La scorsa settimana abbiamo aperto un conto Caritas per
raccogliere le offerte a fine di beneficienza delle quattro parrocchie:
Galeazza, Bevilacqua, Palata Pepoli e Dodici Morelli.
IBAN: IT72F0850936790010009438964
Banca Centro Emilia
credito Cooperativo
Il conto è intestato: Parrocchia
San Giovanni Battista di Palata Pepoli - opere di carità quattro parrocchie
mercoledì 20 gennaio 2021
CHE COS'E' LA CARITAS PARROCCHIALE?
In prossimità dei primi incontri che svolgeremo nella prossima settimana sul tema della Caritas parrocchiale, pubblico sul blog un testo preso dal sito della Caritas italiana.
La
Caritas parrocchiale è l'organismo pastorale istituito per animare la
parrocchia, con l'obiettivo di aiutare tutti a vivere la testimonianza, non
solo come fatto privato, ma come esperienza comunitaria, costitutiva della
Chiesa. L’idea stessa di Caritas parrocchiale esige, pertanto, una
parrocchia "comunità di fede, preghiera e amore". Questo non
significa che non può esserci Caritas dove non c’è "comunità", ma si
tratta piuttosto di investire, le poche o tante energie della Caritas
parrocchiale nella costruzione della "comunità di fede, preghiera e
amore". Come se la testimonianza comunitaria della carità fosse insieme la
meta da raggiungere e il mezzo, (o almeno uno dei mezzi), per costruire la
comunione. Un esercizio da praticare costantemente.
Cosa
ci si aspetta dalla Caritas parrocchiale?
Ogni
parrocchia, che è volto della Chiesa, concretizza la propria missione attorno
·
all’annuncio della parola
·
alla celebrazione della grazia
·
e alla testimonianza dell’amore.
È
esperienza comune che ci siano, in parrocchia, una o più persone che affiancano
il parroco nella cura e nella realizzazione di queste tre dimensioni. Sono gli
"operatori" pastorali, coloro che "fanno" (opera)
concretamente qualcosa.
Dopo
il Concilio Vaticano II, la pastorale si arricchisce di una nuova figura: colui
che "fa perché altri facciano", o meglio, "fa, per mettere altri
nelle condizioni di fare". È "l'animatore pastorale".
La Caritas parrocchiale, presieduta dal parroco, è costituita da figure di
questo tipo: un gruppo di persone (ma nelle piccole comunità può trattarsi anche
di una sola persona) che aiuta il parroco sul piano dell'animazione alla
testimonianza della carità più che su quello operativo di servizio ai poveri.
L’obiettivo principale è partire da fatti concreti – bisogni, risorse,
emergenze – e realizzare percorsi educativi finalizzati al cambiamento
concreto negli stili di vita ordinari dei singoli e delle comunità/gruppi, in
ambito ecclesiale e civile (animazione).
Come
lavorare per un così alto obiettivo?
L'esperienza
e la riflessione avviata negli ultimi anni portano a definire alcuni elementi
cardine su cui fondare il lavoro di ogni Caritas anche in parrocchia:
· la
definizione dei destinatari/protagonisti del servizio di animazione: i poveri,
la Chiesa e il territorio/mondo
· un
metodo di lavoro basato sull'ascolto, sull’osservazione e sul discernimento,
finalizzati all’animazione
· la capacità
di individuare, tra tutte le azioni possibili, quelle in grado di collegare
emergenza e quotidianità, cioè di intervenire nell’immediato e portare ad un
cambiamento nel futuro
· la
scelta di costruire e proporre percorsi educativi, in grado di incidere
concretamente nella vita delle persone e delle comunità.
Centrare sull'animazione e
sul metodo pastorale il mandato della Caritas, ridimensionando le
aspettative sul piano operativo, svincola la possibilità di costituire
l’organismo pastorale dalle dimensioni e dalla situazione della parrocchia. In
ogni contesto, infatti, seppure con modalità diverse, è possibile promuovere la
cura delle relazioni, la conoscenza del contesto, la possibilità di scegliere
insieme come agire, alla luce della missione della Chiesa nel mondo.
(testo tratto dal sito della Caritas italiana: https://www.caritas.it/home_page_archivio/tutti_i_temi/00000254_La_Caritas_parrocchiale.html)
Link Caritas di Bologna: https://www.caritasbologna.it/
-
Mentre ringrazio coloro che hanno contribuito pensando ad un possibile logo delle 4 parrocchie, ti chiedo di esprimere il tuo parere - nell...
-
Paolo Cugini Ho incontrato in queste prime settimane di accompagnamento pastorale delle quattro parrocchie a me affidate, va...











